Due di coppe
La partita dell’anno ne vale trenta. E’ la differenza d’età tra Ferguson e Guardiola: dentro ci sta la storia di questo match e quella del pallone di tre decenni. Non c’è mai stata una sfida così, non un duello tra uno di 68 anni e uno di 38: accanto, opposti, identici. Ferguson-Guardiola vale più di Ronaldo-Messi, perché offre la suggestione dello scontro generazionale. Pep aveva 12 anni e Alex vinceva la sua prima coppa da allenatore. Guarda il pronostico video di Lanfranco Pace

Neanche Pep ha una definizione: ha un’idea sua e non ha l’ossessione della generalizzazione del suo pensiero. E’ questo quello che raccontano i trent’anni che passano tra loro: il pallone è stato un elettrocardiogramma, tra alti, bassi, teorie e tecniche nuove. Tra Ferguson e Guardiola c’è stato il calcio totale dell’Olanda: al mondiale argentino del 1978, Alex aveva praticamente la stessa età di Pep ora. Come ha fatto a non farsi travolgere? E’ passato attraverso le restaurazioni dei tradizionalisti e le nuove fantasie dei progressisti: quando Arrigo Sacchi entrò nel mondo del pallone, lui era già l’allenatore del Manchester. Allora di nuovo: come giocava? Sempre alla Ferguson. Il suo dirimpettaio ha fatto lo stesso: ha vissuto anni Ottanta e Novanta in campo.
L’elettrocardiogramma ha avuto alti e bassi, ma non s’è mai rotto. Così da Herrera a Mourinho, finisce in un tritatutto ogni cosa e ne viene fuori la banalità sacrosanta del pallone, la semplice bellezza di uno sport ingabbiato ogni volta in una formula e invece rimasto identico a se stesso a prescindere dalla soluzione tattica: il calcio è il frullato di tutto quello che c’è stato. Ferguson-Guardiola aggiunge tutto e niente alla elementare equazione: la palla, undici contro undici, un giovane e un vecchio, un esperto e un inesperto. Mou dice che la differenza tra un tecnico bravo e uno non bravo non è né nel passaporto, né nella data di nascita, né nella carriera da calciatore: è nel domani e nella capacità di portarsi a casa una coppa. A Roma c’è l’allenatore che ha vinto di più e un altro che potrà vincere lo stesso per trent’anni. Diversi e uguali, a dispetto dell’età. Non è che chi vinca deciderà le sorti del pallone per l’eternità. Un anno. Vale per trenta, i precedenti, e per uno futuro: quello prossimo.